Il lavatoio

La costruzione fu realizzata nel 1903 per volontà dell’allora sindaco Antonio Cannas,  su progetto dell’ingegner Ernesto Ravot. Trattasi di una struttura a forma di parallelepipedo conclusa da una cornice aggettante che la circonda completamente. Nella facciata principale sono collocate tre aperture ad arco, fatte utilizzando un tipo di pietra calcarea  di cui Ulassai è ricco, quella centrale è a forma di finestra. La parte alta del cornicione è sormontata da un frontone a forma tonda, privo di decorazioni. In entrambi i lati esterni sono presenti due archi che suggellano sia l'antica fontana principale del paese, sa "Funtana e s'era",  sia le antiche vasche per il lavaggio del grano.
Il lavatoio quindi era già uno straordinario deposito di energie quotidiane, e dal 1982 inizia a divenire deposito straordinario di energie artistiche. Gli interventi sono di quattro illustri artisti, che hanno operato in tempi diversi. Maria Lai fu la prima con Il  telaio soffitto : l’opera è collocata nel soffitto della parte interna dell'edificio, è costituita da diverse corde che si intrecciano e si legano su dei tubi in ferro a formare un enorme telaio tradizionale.  Tra una corda e un'altra si intravedono le pareti del soffitto colorate di neri, grigi, rossi a dare ritmo e profondità all'intero impianto compositivo, inaspettati appaiono nella parte laterale anche dei tronchi d'albero legati l'un l'altro e incassati nel muro.
Di Luigi Veronesi La fontana della sorgente del 1984, rigoroso mosaico nella lunetta esterna destra,  di pezzi di granito, di marmo rosa e bianco, a formare delle mezzelune colorate, segni di una cifra stilistica inconfondibile del suo percorso creativo.
Di Costantino Nivola La fontana sonora del 1987, che si confronta  all’interno con l’opera della Lai. E’ l'ultima creazione dell'artista oranese,  costituita da una serie di tubi di rame disposti in fila indiana sopra il muro intermedio delle vasche, ognuno dei tubi è sormontato da delle tegole di rame nelle quali scorre l'acqua che si riversa nelle vasche stesse. Lo scorrere lento dell'acqua genera delle melodie sonore, tanto da far sembrare che l'acqua canti. L'artista volle, attraverso questa operazione, "accompagnare il canto dell'acqua con quello delle donne".
La fontana del grano del 1989,  di Guido Strazza conclude armoniosamente, insieme alla pavimentazione del piazzale antistante, questo piccolo gioiello architettonico. Entrambe le opere sono dei mosaici di pianelle di marmo bianco, granito bianco e nero, ispirati alla delicata forma delle spighe di grano. La pavimentazione è costituita inoltre dal ciottolato e da un rialzamento nel lato sud, tanto da trasformare questa parte di piazza in un belvedere che sovrasta l'abitato.